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Lo sviluppo delle persone non è mai un gioco. Ma talvolta anche il gioco lo rende possibile, e divertente.

Methodos, con la sua business unit Experience4Change, ha promosso il Milano Intercompany Challenge 2015, un torneo di calcio a 11 interaziendale, al quale hanno partecipato importanti realtà organizzative del contesto milanese: A2A Craem, Adecco, Bocconi Alumni, Bosch, Bridgestone, Carrefour, Ceva Logistics, Fondazione ATM, Pirelli, Teatro alla Scala, Tenova.

L’edizione 2015 si è conclusa il 13 luglio con la vittoria di Fondazione ATM.

È stata una grande occasione per sviluppare engagement e spirito di squadra, vivere appieno i valori aziendali, dare forma concreta alla spinta verso i risultati.

Un’accelerazione positiva che ha sorretto le squadre in campo e che continua nel lavoro quotidiano. In attesa della prossima edizione.

ATM – Carrefour
Finale per il 1° e 2° posto
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Pirelli – Bocconi Alumni
Finale per il 3° e 4° posto
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Dall’ufficio al campo da calcio

La vittoria non è solo una coppa alzata al cielo. Si tratta di una consapevolezza ben salda a A2A Craem, Adecco, Bocconi Alumni, Bosch, Bridgestone, Carrefour, Ceva Logistics, Fondazione ATM, Pirelli, Teatro alla Scala, Tenova. Queste realtà, fra le più importanti del panorama milanese, hanno consentito ai propri dipendenti di trasformarsi in campioni e di mettersi alla prova, indossando i colori aziendali, in un contesto molto differente dal solito.

Il Milano Intercompany Challenge 2015 è un torneo di calcio a 11 interaziendale, organizzato con l’obiettivo di rafforzare le relazioni e il network tra le aziende di Milano, motivare le persone, creare engagement e, last but not least, divertirsi insieme.

Il calcio, lo sport di squadra in generale, è una delle più efficaci metafore della vita aziendale: impegno, senso del team, difesa e messa in pratica dei valori, manifestazione della cultura dell’organizzazione e tensione verso il risultato.

E così è stato anche per Milano Intercompany Challenge. Semplici le regole di adesione: l’iscrizione era aperta a realtà organizzative con sede a Milano e con più di 1.000 dipendenti nel mondo, dei quali almeno 500 nella città, che potessero quindi garantire una rosa di giocatori composta da 15 dipendenti a tempo indeterminato (oppure stagisti o persone con un rapporto stabile con l’organizzazione, nel caso questa avesse meno di 500 persone a tempo indeterminato). Il torneo era articolato in due fasi: la prima organizzata su due gironi all’italiana e una seconda ad eliminazione diretta che si è conclusa allo Stadio Breda di Sesto San Giovanni con la finale del 13 luglio fra Fondazione ATM e Carrefour, vinta dai primi per 1 a 0 grazie a un calcio di rigore. E tra entusiasmo dei giocatori e dei tifosi la serata conclusiva è stata un’immagine in movimento tanto dei valori del torneo e quanto di quelli delle aziende.

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Non è mai un “one man show”

La vittoria, il successo (dentro e fuori la metafora calcistica)  è soprattutto la conclusione di un percorso che un team ha intrapreso per diventare campione e così raggiungere obiettivi in un contesto sempre più sfidante: diventare i migliori diventando più bravi dei migliori.

Lo sport è uno strumento molto forte per aumentare il livello di coinvolgimento proattivo, l’engagement delle persone. Il suo linguaggio è facile da comprendere tanto dai giocatori in campo quanto da chi siede sugli spalti (altri colleghi, le famiglie…). L’effetto contagioso dell’entusiasmo si trasmette in azienda, quando i colleghi, dopo la partita, si trasformano in eroi tornando in ufficio, quando le persone comprendono che è importante andare nella stessa direzione, cercando di ottenere il meglio per la società. L’obiettivo specifico (e centrato) del torneo milanese è stato proprio diffondere questa mentalità.

Il funzionamento del parallelismo è lineare. Come chi appartiene a una squadra, una persona motivata, riconosce e fa propri i principi e i tratti culturali della sua organizzazione, ha ben chiari gli obiettivi e la performance attesa, deve conoscere quali sono le sue responsabilità e sperimentare che tutto il mondo intorno a sé (i colleghi, i capi…) è responsabilizzato allo stesso modo. Ciò aumenta la sua fiducia verso l’organizzazione e la fiducia che l’organizzazione gli riconosce .

Lo sport attiva le tre leve per l’engagement

Per raggiungere un livello ottimale di engagement, di coinvolgimento proattivo,  l’organizzazione deve fare forza su tre leve: razionale, emozionale e motivazionale. Lo sport è un mezzo efficace per attivarle contemporaneamente. Sul piano razionale il giocatore deve conoscere il proprio ruolo e i propri compiti in campo rispettandoli con disciplina; sul piano emozionale deve interpretare il ruolo con passione comunicando questa passione a compagni e tifosi; infine, sul piano motivazionale deve cercare di giocare al massimo delle sue possibilità dando tutto per sé e per la squadra. Che nel caso specifico è la metafora della sua azienda, per il successo della quale è responsabile.

Un aneddoto significativo esemplifica questo concetto di responsabilità e appartiene proprio al mondo del calcio professionistico. Prima di una partita contro la Svizzera (di qualificazione ai prossimi campionati Europei del 2016) l’allenatore dell’Inghilterra, Roy Hodgson, ha organizzato alcune sedute di allenamento non gestite da lui – non si è nemmeno recato al campo – ma gestite completamente dai suoi giocatori. Il suo assistente ha  spiegato alla stampa: “non si tratta di un ammutinamento da parte dei giocatori; in questo caso è l’allenatore che permette ai giocatori di prendersi quella responsabilità che lui vorrebbe si prendessero anche in campo”. E lo stesso si può dire del Milano Intercompany Challenge dove i giocatori hanno scelto di rappresentare la propria azienda in campo, cercando di onorare l’impegno al massimo delle loro possibilità, rafforzando un senso di responsabilità che è atteso  anche durante una normale giornata di lavoro.

Competere alla pari

Ancora, lo sport introduce un’altro tema legato al comportamento da tenere in azienda. Il giocatore, il dipendente, deve essere corretto con se stesso e gli altri e se il senso del rispetto è determinante in campo fra i compagni e con gli avversari, lo stesso deve accadere in azienda con i colleghi.

L’evento è stato un grande successo che ha coinvolto molti dei dipendenti di queste realtà (tra giocatori e tifosi)  mettendo da parte le differenze di ruolo e di livello funzionale; ci si è trovati l’uno accanto all’altro a lottare insieme per spingere la palla nella rete, senza mai arrendersi, senza mai tirare indietro la gamba e cercando di vincere insieme ogni partita, dalla prima all’ultima, indipendentemente dalla classifica.

Video e foto sono realizzate in collaborazione con
elabmultimedia