Dopo il Forum Pa. Suggerimenti e suggestioni
"Abbiamo attenzione per la customer satisfaction dei cittadini rispetto ai servizi erogati dall’amministrazione pubblica e sappiamo che è assai bassa.
Abbiamo attenzione per la customer satisfaction delle imprese rispetto ai servizi erogati dall’amministrazione pubblica e sappiamo che è assai bassa.
Abbiamo attenzione per la partner satisfaction delle singole amministrazioni pubbliche rispetto alla collaborazione che ricevono dalle altre amministrazioni pubbliche e sappiamo che è molto bassa. Sappiano tutto questo, ne siamo consapevoli. Eppur, le cose funzionano, poiché se non fosse così saremmo al collasso".
Così, parola più parola meno, il Ministro Renato Brunetta nel suo intervento al convegno di apertura del ciclo di incontri promossi da Methodos con ForumPa dedicati a ‘Produrre valore e ridurre lo spreco’.
Tanta consapevolezza ‘manageriale’ unita a tanta miopia ‘culturale’ riferita ad un collasso già prodotto da tempo. Infatti, la manovra in arrivo non produrrà alcun risultato extracontabile se non aiuterà a riparametrare le nostre aspettative, in linea con una realistica visione del nostro posizionamento competitivo internazionale.
Ha ragione chi critica lo ‘sfascismo’ senza proporre soluzioni.
Ecco quindi qualche spunto operativo emerso netto dal ciclo dei seminari Methodos ForumPa. Nessuna soluzione, ma soltanto (e scusate se è poco) suggerimenti e suggestioni:
a) la resistenza al cambiamento culturale (che esiste anche nelle organizzazioni private) si riassume in ‘ma non abbiamo mai fatto così’ o nel suo contrario: ‘abbiamo sempre fatto cosà’.
b) gli sprechi esistono sia nel privato che nel pubblico.
c) gli italiani (vedere i risultati delle ricerca apposita di Doxa per Methodos-ForumPa) non solo lucidamente indicano cosa intendono per spreco, ma hanno anche ben distinguere fra efficienza e efficacia, dicendo che è quest’ultima a raggiungere l’obiettivo.
d) la questione sta nella volontà e capacità delle leadership di attivare con efficacia programmi di cambiamento culturale. Mentre la volontà nasce nella consapevolezza della governance (cda o politici eletti), la capacità è nella competenza del management e) acquisita ormai la porosità organizzativa con il conseguente crollo delle mura fra interno ed esterno, il cambiamento culturale implica anche che le persone interne si alimentano dalle esterne e viceversa...
Senza se e senza ma vanno eliminate le spese inutili, purché i risparmi ottenuti siano investiti in cambiamento culturale orientato ad ascoltare e soddisfare le aspettative dei pubblici (sia interni che esterni).
È vero che la consulenza è uno spreco e, se non sbaglio, è la terza volta negli ultimi dieci anni che viene decisa la riduzione delle consulenze del 50%. Dovremmo essere ormai vicini allo zero... ma le ricerche indicano che il mercato del settore pubblico è ancora il più forte e in maggiore crescita.
In effetti, la consulenza è uno spreco se non è capace di sviluppare crescita e cultura dell’attuazione all’interno. E anche questo vale nel pubblico come nel privato. La competizione fra i sistemi Paese è feroce in tutto il mondo, e da noi si gioca in gran parte sui tempi di attuazione delle decisioni: dove il tempo non è più una variabile quantitativa ma qualitativa.
Duro dirlo... ma, al punto in cui siamo, anche una decisione sbagliata attuata nei tempi giusti può essere meglio di una decisione giusta attuata nei tempi sbagliati. In assenza di una forte accelerazione di consapevolezza delle due leadership (politici e dirigenti di una amministrazione pubblica) per una realtà relativa comparata, non si riesce francamente a capire perché e come le cose dovrebbero migliorare.
Riconoscere e capire la discontinuità, senza ‘sfascismo’, è la sola leva per un cambiamento efficace, prima che il disorientamento e la confusione si traducano in rabbia e reazione sociale.
Se non adesso, quando?
(tmf)